ELEONORA LO BIANCO: LA DONNA IN PIU

Pubblicato il 15/09/2014
15/09/2014

intervista a Eleonora Lo BIanco, La Repubblica, 15 settembre 2014

Tocca alle donne italiane, tocca alla Leo, la più azzurra che c'è. 524 volte con la maglia della nazionale, Eleonora Lo Bianco. Il suo quinto mondiale di volley, a 34 anni, dopo averne vinto uno nel 2002. Ma questo ha molte suggestioni in più: lo gioca da ripescata, lo gioca in casa. Dal 23 settembre al 12 ottobre, il campionato va in scena per la prima volta in 6 città italiane (Bari, Modena, Roma, Meste, Verona e finali a Milano). Finita o mai iniziata quella degli uomini in Polonia, la pallavolo passa nelle mani delle signore che cominciano a Roma (il 23 contro la Tunisia).

Leo non è detto che scenda in campo da titolare. Anche se nessun atleta è più italiano di lei. Altro che Buffon, inchiodato tra i pali con la presenza record nel calcio numero 143. La donna del secondo passaggio: quello che disegna il destino migliore. Una regia alla Pirlo, con sentimento di squadra. Fuori dal giro azzurro dopo Londra 2012, c'è rientrata neanche un mese fa. Il ct Marco Bonitta tornato in panchina nella primavera scorsa dopo aver vinto nel 2002, l'ha chiamata last minute dopo i guai con le altre palleggiatrici: Tai Aguero si è sfilata preferendo la famiglia, Francesca Ferretti infortunata. Ovvio che rispunti Eleonora.

Insolito considerarla un'outsider.

Ci sono rimasta male quando Marco mi ha detto che non rientravo nel progetto. E dire che avevo staccato dopo Londra per riprendere fiato dopo 17 anni senza pause. Volevo recuperare forze per questo mondiale. Non volevo neanche vedere in tv le partite del Grand Prix, troppo dolore. Invece le ho seguite. II cuore sta sempre Iì..

Poi la chiamata

Non ci speravo più. Eppure ho aspettative molto alte. II destino mi ha dato questa nuova occasione e forse ha un significato diverso, magari vuol dire che c'è qualcosa che deve quadrare. Le possibilità ci sono per fare bene. Io penso a lavorare, voglio raggiungere il livello senza fare cavolate, i miei problemi alla schiena sono risolti anche se c'è un affaticamento generale, non sono mica Mazinga.

Le piu giovani lo pensano.

Con alcune non ho mai o quasi mai giocato: Valentina Diouf è arrivata a Bergamo quando io sono andata via, lei non c'era a Londra e io non c'ero all'Europeo successivo. È stata molto carina, mi ha detto che finalmente poteva starmi accanto. Con Cristina Chirichella una conoscenza di quattro giorni in campo, nessuna con Sara Bonifacio mentre Ofelia Maiinov l’ho incontrata che aveva 7 anni: suo padre mi allenava a Jesi.

Un bel miscuglio tra vecchie certezze e novità.

È normale in vista di un grande appuntamento. Le più giovani sono tutte motto in gamba e serie, l'ho capito il primo giorno dallo sguardo in palestra, si vede che ci tengono, che vogliono migliorare una palla alla volta, è l'unico modo che conosco che ti fa crescere.

Francesca Piccinini ha la sua ex fascia di capitano

Per me nessun problema.

Ce ne sono stati con Bonitta, lo avete cacciato nel 2006

Eravamo ragazzette: devo essere onesta, per noi in quel momento era una cosa che andava fatta. Adesso siamo tutti cresciuti, il passato rimane li, le cose assumono contorni meno definiti. Avevamo difficoltà a relazionarci con Marco: viviamo 24 ore insieme in nazionale, se non funziona il quotidiano non funziona niente. Non c'era più modo di sistemare la cosa, ci voleva lo sto

Cos'è cambiato nella pallavolo da quando ha cominciato lei?

Si sta spesso in squadre con ventenni che non capisco: vedo meno dedizione, caparbietà, capacità di sofferenza. Forse è un problema generazionale: a 18 anni io ero una bambina, a 15 adesso sono belle sveglie. Non so, non vorrei parlare di valori come un'anziana, ma a volte mi sembra che manchino.

Leggerezze alla Balotelli?

Non ho mai visto cose del genere nella pallavolo e spero di non vederle mai. Quando ti metti questa maglia è tale la responsabilità di averla addosso che non puoi comportarti male. Non parlo di Balotelli, ma in generale: debolezza di princìpi e una maleducazione che diventata un problema sociale.

E molto italiano

Lo sport manteneva l'Italia con la testa fuori, adesso facciamo fatica. Sono diminuite le risorse, è scesa la qualità. Ma manca anche la serietà delle società: nel volley inizi il campionato e non sai se riesci a finirlo. È’ difficile lavorare così, ovvio che uno va via.

Lei è andata a Istanbul

Si lavora bene in Turchia, sono migliorate le squadre, si è alzato il livello. Forse anche grazie ai tecnici italiani, tra i più bravi nel volley e non solo. Prima Mancini adesso Prandelli, sono stata nel centro del calcio, è molto bello. Investire sullo sport fa bene.

A chi?

A tutti. Lo dico nelle scuole dove mi chiamano. Oggi è tutto così a portata di mano, ma se vuoi diventare un campione non è come schiacciare un tasto sull'app del telefonino.

Desideri?

Non faccio programmi a lungo termine, non ho l'età, se l'avessi direi che a Rio vorrei esserci. Se le cose arrivano non puoi inseguirle fino allo sfinimento, ma potessi azzerare tutto, una medaglia olimpica è una cosa che manca. Nella mia testa mancherà sempre.

Ma ha un record unico

Tante presenze in nazionale: ne sono orgogliosa. Sono contenta di quello che ho fatto finora, ma uno sportivo non è mai soddisfatto fino in fondo. La mia forza è non essere mai sazia.

Un appetito della vita, anche contro il cancro

La mia malattia è stato un banco di prova, ho scoperto di avere caparbietà. È una cosa difficile da spiegare la forza delle donne, è come quando senti di aver toccato il fondo ma trovi una riserva nascosta che neanche tu ti aspetti. Lo l'ho provata, trovata, e ho cercato di raccontarla. Nel mio gioco di squadra.

Importanza 1

Importanza 2

Importanza 3

Importanza 4

Importanza 5