La mia Giovane Italia sa rinunciare ai social

Pubblicato il 09/03/2018
09/03/2018
LA FORZA di una nazionale, al tempo dei social network, si costruisce anche staccando smartphone e tablet. «Ne abbiamo parlato. Il problema è che questi aggeggi distraggono l'attenzione, per le atlete è meglio estraniarsi.

LA FORZA di una nazionale, al tempo dei social network, si costruisce anche staccando smartphone e tablet. «Ne abbiamo parlato. Il problema è che questi aggeggi distraggono l'attenzione, per le atlete è meglio estraniarsi. Anche se capisco che sono tutte ragazze nate in un mondo digitale e condiviso». DAVIDE Mazzanti è il ct dell'Italvolley femminile da un anno. Il tecnico di Fano, ennesimo prodotto di una scuola marchigiana che ha sfornato bravi allenatori a ripetizione, a 41 anni non è certo vecchio, né retrogrado. Anzi: la tecnologia è un punto importante del suo lavoro in palestra. Ma in una squadra che ha anche molte italiane di seconda generazione, a volte esposte alla stupidità razzista della rete, fare un passo indietro può essere anche costruttivo. «Episodi di razzismo come quelli di cui è stata vittima Paola Egonu da noi non si sono mai visti. Ma i social sono un'altra cosa. Io ho sempre sofferto i giudizi nei miei confronti, per esempio: alle ragazze ho detto che alla fine siamo sempre noi, a stabilire che cosa ci può far male. E che come tutte le tentazioni, anche i social possono dare dipendenza, bisogna essere bravi a gestirli». SE SIETE arrivati fin qui, forse vi sarà difficile credere che state leggendo l'intervista all'allenatore di una nazionale che sta attraversando un grande rinnovamento e che sogna di essere protagonista al mondiale giapponese di ottobre. «Abbiamo un obiettivo preciso in mente, che è quello di lasciarci dietro nel primo turno almeno una delle tre nazionali che forse oggi sono più attrezzate di noi, nel girone. Per farlo, dobbiamo battere almeno una tra Stati Uniti, Cina e Russia, che con Brasile, Serbia e Olanda devono essere il nostro punto di riferimento. Se arrivassimo tra le prime sei, avremmo già fatto tanto, al mondiale». Mazzanti deve proseguire sull'onda del rinnovamento inaugurata dal guru delle giovanili Mencarelli (altro marchigiano, seppur adottivo) e in parte anche da Marco Bonitta: «Non so se quello passato sia stato un anno zero, di sicuro ci sono cose che possiamo migliorare. L'idea è che il sistema di gioco possa esaltare le qualità delle ragazze. Anche stavolta abbiamo fissato dei limiti di età in prospettiva di Tokyo, le atlete esperte ti danno certezze, ma abbiamo visto che quando ci sono, le giovani tendono a nascondersi, quindi di questo gruppo faranno parte giocatrici nate dal 1986 in poi». LE DATE di lavoro sono già fissate: «Inizieremo il 19 aprile, se tutto va bene finiremo il 21 ottobre. In mezzo, darò una ventina di giorni di vacanza completa. Faremo due gruppi che lavoreranno in parallelo, uno da 16-18 seniores, l'altro che chiameremo 2020 con giovani più 4-5 seniores di interesse, che farà i Giochi del Mediterraneo. Useremo lo stesso sistema in modo da poter pescare da entrambi i gruppi, se necessario».

Articolo di Rabotti Doriano - Giorno - Carlino - Nazione Sport 

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