SALVATORE ROSSINI: «CHIEDIAMO SCUSA A TUTTI I TIFOSI»

Pubblicato il 11/09/2014
11/09/2014

La Gazzetta dello Sport, 11 settembre 2014

Le sconfitte generano diversi modi di comunicare. «Voglio chiedere scusa ai tifosi italiani. Dico che ci meritiamo anche le vostre critiche, non vogliamo sconti. Ma in Italia non deve passare l'idea, come ha scritto qualcuno, che noi non ci siamo impegnati, o che abbiamo snobbato qualche avversario. Non è stato così. Ci siamo impegnati al massimo delle nostre possibilità. Ma quando arrivi a questo livello è difficile e quando sbagli ti puniscono. E' un Mondiale». Queste le parole di Salvatore Rossini, libero dell'Italia.

«Se dovessi definire adesso lo stato d'animo della Nazionale italiana direi: frustrata. Ci abbiamo provato, abbiamo lottato. Ma non abbiamo portato a casa quello che avremmo voluto. Usciamo dal campo con un 3-0 sulle spalle, pesante». Così si esprime Luca Vettori, bomber dell'Italia.

«Dal punto di vista tecnico la differenza sta tutta nelle rigiocate (palle difese e riattaccate, ndr): loro ne hanno messe a terra 22, noi 12. Quel tipo di fondamentale è un termometro, del coraggio, della serenità che ha una squadra, della tranquillità con cui difende, appoggia o schiaccia nuovamente un pallone spesso decisivo. A loro questo è riuscito e a noi no. Perché quell'ultimo tocco diventa pesante. E quando sbagli quella palla spesso perdi il set. Magari qualcuno da casa può pensare che siamo venuti qui in vacanza. E invece non è assolutamente così. Anzi sia nell'ultimo mese, sia in questi giorni vi assicuro che la squadra e lo staff hanno lavorato duro. Si sono sacrificati tutti. Nessuno si è risparmiato per migliorarsi, per fare qualcosa in più. E anche in queste ore stiamo continuando a fare il massimo per crescere». Mauro Berruto, c.t. dell'Italia.

Tre punti di vista differenti che arrivano tutti allo stesso punto e — al momento — non hanno ancora spiegato con esattezza quale morbo abbia colpito questa squadra, fino a farla precipitare nel baratro. Come ogni sconfitta e ancora di più in epoca di social network si parla molto del presunto caso-Zaytsev, tornato a Roma per curare la distorsione alla caviglia. «Non esiste nessun caso Zaytsev. A lui dispiace essere partito, ma abbiamo deciso, assieme, che questa era la soluzione migliore per la squadra. A Roma avrebbe potuto riprendersi prima. Nel caso la nostra squadra fosse arrivata alla terza fase. Non pare che questa sia la prospettiva. Ma non ci sono problemi di sorta. Se non quelli derivanti dai risultati». E su questo punto. «Nelle ultime tre partite dobbiamo giocare per noi stessi, per i nostri tifosi, per il nostro orgoglio». L'Italia non vuole finire così mesta e con l'animo sdrucito. Ma finora i tentativi di rialzarsi sono andati tutti falliti...

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